10 Marzo 1944
La battaglia di Poggio Bustone è stato uno scontro armato verificatosi il 10 marzo 1944 nel comune di Poggio Bustone in provincia di Rieti nal Lazio tra forze armate della Repubblica Sociale (soldati, militi della Guardia Nazionale Repubblicana e agenti di polizia), e partigiani delle bande “Lupo” e “Calcagnetti”. Lo scontro avvenne nell’ambito di un rastrellamento condotto dal questore di Rieti Bruno Pannaria, dal Vice commissario di polizia Vincenzo Trotti e dal capitano Mario Tanturri della GNR, su ordine del Capo della Provincia di Rieti Ermanno Di Marsciano
Celebra la memoria storica locale.
Questa sezione raccoglie immagini e testimonianze che raccontano il valore della brigata Gramsci e del Comandante Battisi.
Gli Eroi che hanno dato la loro vita per la nostra libertà
Questa sezione ripercorre gli eventi eroici della Battaglia del 10 Marzo 1944, valorizzando le gesta della brigata Gramsci e del Comandante Battisi.
1. Battisti Francesco.
2. Biancardi Marino, nato a Rovigo, militare renitente/disertore rifugiatosi a Poggio Bustone; riconosciuto partigiano della brigata “Gramsci” dal 20 ottobre 1943 al 2 aprile 1944, «caduto a Poggio Bustone».
3. D’Angeli (o De Angelis) Antonio, nato e residente a Cantalice (Rieti), partigiano.
4. Desideri Pasquale, di oltre 70 anni, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 1 gennaio al 1 aprile 1944, «fucilato a Poggio Bustone».
5. Molinari Flaminio, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 16 settembre 1943 al 1 aprile 1944, «caduto a Poggio Bustone».
6. Mostarda Claudio, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 15 settembre 1943 al 1 aprile 1944, «caduto a Poggio Bustone».
7. Mostarda Cleofe, sorella di Claudio, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuta partigiana della brigata Gramsci dal 15 settembre 1943 al 1 aprile 1944, «caduta a Poggio Bustone».
8. Palmeg(g)iani Felice, residente a Poggio Bustone, civile; riconosciuto partigiano della brigata Gramsci dal 20 ottobre 1943 al 10 marzo 1944, «caduto in combattimento» [si tratta di un errore, perché Palmegiani non cade in combattimento il 10 marzo ma viene fucilato il 1 aprile].
9. Patacchiola Nazzareno, nato e residente a Cantalice (Rieti), partigiano.
10. Stanistrett Arthur, britannico ex prigioniero di guerra.
11. Carabiniere ignoto. Nella giornata del 1 aprile viene catturato ed ucciso dopo orrende torture, accusato di essersi unito ai partigiani.
Il coraggio e la motivazione della medaglia d’argento
Questo approfondimento mette in luce il valore militare e civile riconosciuto alle azioni della brigata Gramsci, celebrando il sacrificio e la determinazione che hanno segnato la storia della nostra comunità.

Custodire il patrimonio culturale per le generazioni future.
Questo spazio esplora come la memoria di quegli eventi continui a vivere nel presente, promuovendo i valori di libertà e resistenza che definiscono l’identità del nostro territorio.
La prima “zona libera del centro Italia
Tra il febbraio e il marzo del 1944, grazie a continui attacchi ai presidi fascisti e tedeschi (tra cui i fatti di Cascia, Norcia, Leonessa e Poggio Bustone), la Brigata Gramsci riuscì a cacciare i nazifascisti e a creare una vera e propria zona liberata
